Entrando in una stanza dove non conosci nessuno, statisticamente, su dieci uomini tre saranno brave persone, che vivono in un mondo un po’ troppo crudele per il loro giudizio e che cercano di aggiustare i marciapiedi sconnessi e i tetti che spiovono. Un altro, con probabilità, sarà invece un ometto bello, grigiastro e rancoroso, statisticamente un poliziotto, pronto a difendere i valori che, gli hanno detto, sono l’unica cosa che lo distinguono dal cane da guardia del vicino. I tre successivi avranno i cani. La Fortuna ha reso loro inutile metà dei sentimenti e quotano il rimanente a prezzi da strozzino. E naturalmente, statisticamente, ci sono anche i cani, due per ogni tre padroni, perché costano anche loro. L’ultimo sarà una persona confusa, nobile anche magari, ma così impotente da portar sempre addosso un enorme vocabolario. Un uomo, o un ragazza, di quelli che sugli scaffali di una biblioteca i volumi ce li mette, anziché toglierli, per intenderci. Statisticamente. Perché in realtà le probabilità di trovare l’uomo confuso, o la ragazza, sono minime. A far dieci, se entrassi in una stanza qualsiasi con persone sconosciute, saresti tu.
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